I Taxi a Sharm. L'eterna lotta dell'uomo contro l'uomo. Sul campo di battaglia del prezzo giusto.
Potete fingere di sottrarvi all'agone - e diverrete inglesi o americani, ovvero carne da macello. Ho visto inglesi pagare per dieci minuti di taxi l'equivalente del valore dell'auto nella quale venivano trasportati. L'agone e' una droga: se inizi, poi vuoi arrivare fino in fondo. E possono volerci ore. Ma non puoi perdere.
Fondamentale e' da dove parti. Questo l'ho imparato in Marocco. Lui ti dira' un prezzo folle, ma la follia del prezzo ti dira' chi hai di fronte. Tu porrai il limite inferiore: non sara' troppo basso, per non schernire l'avversario e farlo fuggire, ne' troppo alto, altrimenti finirai inchiappettato. Devi sentire il limite inferiore dentro di te, come una voce divina. E poi, puoi partire alla rincorsa del prezzo giusto. Quando tu ribatti il prezzo, l'egiziano se ne va quasi incazzato, quasi come se gli avessi stuprato la madre davanti agli occhi. Se sei novello, abbocchi e dici "poverino, l'ho mortificato". Hai la tentazione, ma devi fermarti un secondo. Basta un secondo e, tornato a voltarsi, ti dira': "Ma scusa, amico, hai pensato bene?... Buon prezzo..." Significa che e' fatta: la sfida e' accettata.
Io ho preso accordi con un tassista di Sharm vecchia, si chiama Allaua (Dolce, in italiano). 40 lire egiziane a corsa (5 euro) per Nabq-Sharm e dintorni. Allaua e' tranquillo, scuro ma con gli occhi verdi. Sa cosa vogliamo e dove portarci. Un giorno squillo al telefono, ma non risponde. Aspetto fuori al resort, ma niente. Non voglio perdere tempo. C'e' un taxi fuori al resort. Mi avvicino. "Senti, io sto aspettando un taxi. Ho un accordo per 35 pound egiziani (baro). Ma mi fa aspettare. Se tu ne prendi 35, vengo con te". Il mio primo approccio e' sempre in inglese. E' una tecnica masochista: siccome lo parlo discretamente, ed ho una barba nera con la pelle bianca d'Irlanda (tanto che uno mi ferma, ieri, e mi fa: "Senti, amigo, ma lo sai che assimigli a Ali' Baba'?"), mi scambiano per inglese - ovvero, per uno da massacrare. Il tassista mi deride. "Ma sei pazzo? Questa e' la lomousine del resort (una Mitsubishi...) qui il prezzo e' fisso, 25 pound". Dice "pound", senza specificare "egiziani". Ovvero: vorrebbe scucirmi piu' di 50 euro. Io sorrido. "Ah, scusa. Va bene, aspetto"
Tre, due, uno...
"Ma siccome tu sei un amico, posso farti 50 pound egiziani". Tac! Sei venuto all'amo. Il tassista chiama al cellulare, esce qualcuno dall'albergo. Parlano in arabo, con quella cadenza che fa apparire anche una dichiarazione di pace universale alla stregue di un ultimatum prima di uno sterminio, e poi si fanno avanti in due: "Guarda, ti stiamo facendo un favore, massimo 50 pound, e' un favore perche' hai un bambino". Io faccio finta di niente: "Io non vi sto costringendo. Vuol dire che aspetto". I due sentono sfuggire la preda. "Ma, amico, il prezzo e' il minimo, in una lomousine..." Allora accelero: "Senti, secondo me tu lavori per il resort, e prendi le corse a nero quando ti capita, con questo che ti fa il palo. Che dici: 35 pound egiziani, e vai cor tango?"
I due si guardano. "Va bene". Entriamo in macchina. Il tizio entra in corsia, e si avvia verso Na'ama bay. Poi mi guarda dallo specchietto retrovisore. "Ehi, look, one question: you are not English?..." "No, sono napoletano". "Ah, ecco, lo sapevo..."
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Allaua stasera ci porta a Sharm vecchia. Si contrappone alla nuova, tutta costruita per i turisti, ma molto ben tenuta e curata nei dettagli. Il mercato vecchio che attraversiamo stasera, con Alice che dorme, ricorda un po' i suk marocchini, ma con meno frastuono. Si capisce di cosa stiamo parlando quando, svoltato a destra, vediamo un enorme babbo natale e un negozio che vende luminarie per gli alberi. Nella penisola del Sinai. (Come se Coppola, a Napoli, vendesse accessori per il ramadan)
Allaua porta con se' "un fratello". Per Allaua sono tutti fratelli. Ne avro' contati una decina dall'inizio della vacanza. Questo, dice, "domani deve partire. Per tre giorni va fuori, a Socadiglio". Io e Sara immaginiamo subito un piatto spagnolo a base di pesce. E chiedo: "Dove si trova?" Allaua parlotta italiano. Lui mi guarda come a dire: ma da dove vieni? "Ma come? C'e' Israel, Socadiglio, Iraq..." Io cerco di immaginarmi una cartina, ma non sono granche' in geografia, lo ammetto. E il piatto spagnolo a base di pesce continua a campeggiare nella mia mente. Chiedo: "Ma sono musulmani?" "Si si!" "Il Pakistan? " "No" "L'Iran" "No no". Poi il fratello, che non parla altra lingua fuorche' l'arabo, mi da' un badge magnetico, e dietro c'e' l'indirizzo dell'ufficio: Riyad. Solo allora, come un demente, mi viene in mente l'Arabia Saudita - che gli arabi pronunciano Sa 'udiyya, con una specie di aspiratissima e fortissima ch tra la a e la u, per cui viene fuori Sach(u)diya. Il fratello continua a spiegarmi cose in arabo, ma molto lentamente - come se la lentezza facilitasse la mia comprensione. Capisco solo una cosa: dice sempre "mefish anglis, mefish french" intendendo che non parla una cacchio di lingua. Allora faccio "Ma mefish significa no?" Allaua urla di giogia, mi da' il cinque: "Bravo, amico! Eheh Bravo!" Cosi', stasera, di ritorno a Nabq, ho imparato la mia prima parola araba. Almeno credo.