martedì 22 gennaio 2013

Pronti alle urne


Credo che in fondo il motivo dell'esistenza di questo blog sia la possibilita' di ottenere, ad un prezzo ragionevole, uno specchio sufficientemente fedele di me stesso.

A meta' dell'Aprile 2008, poco meno di cinque anni fa, la mia vita appariva completamente diversa da quella attuale. Diversa - dalle caratteristiche fondamentali cosi' lontane da quella odierna, che quella di un tempo quasi non sembra piu' la mia, se non fosse per quello strano io narrante che unifica sui binari di un racconto, e che forse rimane veramente il mistero dell'uomo.

Erano appena finite le elezioni politiche, ed io scrivevo questo. Mia moglie era incinta del primo di quelli che sarebbero diventati i nostri tre figli. Vivevamo a Napoli, nella casa che avevamo comprato tre anni prima, appena sposati. Nessuno dei due aveva mai messo piede fuori dall'Italia se non per gioco o per curiosita'. Quelle elezioni si incastrarono, quasi per una perversa ironia della sorte, proprio con le tre valige che stavo preparando per l'Irlanda, la nostra prima meta all'estero. Ricordo quelli come alcuni tra i giorni piu' meravigliosi e controversi della mia vita, nei quali tutto sembrava avere l'ansia di ricominciare. Quanto di piu' vicino ad una palingenesi io abbia mai sperimentato nella mia esistenza. Un torace costantemente gonfio a prepararmi ad una ondata violenta di nuovi corsi di vita cui non mi sarei sottratto, anzi che attendevo con curiosita' ed una costante attenzione. Ed un pizzico di incoscienza. Oggi sorrido rileggendo quelle righe. Di sicuro mi ricordo che ero follemente adirato con il mondo, volevo riuscire a poter scoppiare. Volevo dare uno sfogo concreto alla rabbia di dover piegare la testa dove non avrei voluto. Soprattutto volevo dare un po' di soddisfazione alla mia curiosita'.

Un po' mi commuove rileggere che mia moglie, mentre redigevo quel post, si trovasse distesa sul letto, in preda ad una miscela di ormoni pre-parto e ansia per una vita che stava cambiando all'improvviso, inaspettatamente. Il timore di cambiare troppo in fretta, il coraggio di farlo. Mi commuove se penso a quanta perseveranza e dedizione ci abbia messo in seguito, e come mi sia stata - a tratti inconsapevolmente - guida preziosissima. Le donne che si affidano al loro sesto senso non solo guardano i fuochi notturni delle terre lontane, ma hanno l'umanita' di mostrare la rotta alle navi che annegano nei mari notturni.

Allora tirai la mia invettiva contro chi aveva evitato di votare. Una scelta che non condivisi all'epoca, e che all'epoca quasi mi rese folle d'ira. Ricordo la mia testa schiumare fino a perdere le cognizioni minime, a richiedere una tabula rasa. Allora io votai, e vidi tutta la mia gente votarmi contro. Vidi spalancarsi le porte di una crisi sociale ed umana oltre ogni immaginazione. Di certo oltre quella di cui io ero capace. Una crisi che travolgeva ogni mio rapporto privato, dalla quale non sapevo prescindere, fosse anche per un semplice "buonasera" rivolto fugace ad un conoscente, che sapevo o sospettavo fosse caduto nel fronte avverso. La mia voglia di vendetta era impietosa. Era giovane.

Ma di quel me stesso non rinnego nulla. Non allontano sdegnoso nessun pensiero. Di quel me stesso mi sono serviti, ogni giorno che e' passato in terra, la volonta' di dare concretezza e sostanza al mio sdegno. La perentorieta' nella ricerca della strada che mi portasse ad allargare un orizzonte, a cercare altre spiegazioni. Quei denti di Zoe, il cane che trovai nel cassonetto fracassato fuori casa, che pochi giorni prima aveva chiamato aiuto per non morire nel tritarifiuti e che oggi vive di bagordi in casa di mia suocera - aveva mostrato i denti, e mi chiedeva di fare altrettanto.

Soprattutto una cosa mi ha condotto in questi anni passati tra le coste oceaniche e i laghi teutonici. Un aspetto del mio carattere che non traspare in quel post, ma che non mi ha mai abbandonato. La certezza dell'esistenza di un enorme ed inesplorato margine di miglioramento in ciascuna disciplina, in ogni branca, in ogni sezione comunque piccola o vasta del mondo. Mostrare i denti per misurare e definire le distanze, che servano, prima ancora che per allontanare, soprattutto a mostrare quanta strada ci sia ancora da fare, quanta salita da percorrere.

I figli sono oggi un prolungamento enorme di questa strada. L'incarnazione del mio limite, dell'ineluttabile sponda che non potro' mai avvicinare e, paradossalmente, la prova incontrovertibile della possibilita' di lanciarsi ancora in altri territori sconosciuti. La consapevolezza di non essere nessuno, e il calore che si sente ad essere umili ma appassionati contribuenti al gioco. "Solo i pazzi vogliono essere qualcuno".

Umilta' e passione miscelati danno, molto spesso, il sogno. Forse, allora, ero cosi' arrabbiato perche' pensavo che nulla potesse piu' avverarsi. O meglio lo temevo, e volevo fuggire. Oggi non sono piu' cosi' arrabbiato. Alla maggioranza dei miei concittadini riservo sempre il medesimo disprezzo, ma di una qualita' diversa. Piu' vicina alla pieta' che sa provocare quanto sia evidentemente inutile, un pigolio impercettibile in una enorme sala da concerto. Tra le lezioni che ho imparato quello che ho battezzato come il mio personale "Postulato sulla mobilita' umana" e' tra le piu' fondamentali: se vuoi camminare, basta che tu cammini. Il resto e' tutto parte di cio' che compone l'immane mosaico della nostra letteratura, lo scrigno segreto della nostra comune umanita': la misura del nostro passato, con il quale tutti faremo costantemente i conti.

Era l'aprile 2008. Ero residente in Italia. Votai, sapendo di perdere e di partire via dall'Italia pochi giorni dopo. Non me ne lavai le mani e con orgoglio rivendico la scelta di non essermele mai lavate. Rivendico la mia convinzione, nata e cresciuta sui libri di scuola, di partecipare sempre. Di essere parte di seppure piccole lotte sotterranee che vedranno luce e vita nei decenni a venire. L'umilta' di comporre un strada senza l'arroganza di volere necessariamente vederne la fine. Rivendico con orgoglio il non avere, neppure allora, ceduto ad assurdi pifferai magici. Anche allora credevo nella democrazia, nel talento delle persone, nello stato sociale, nella solidarieta' tra gli uomini e le donne, nei diritti salvaguardati per le minoranze, nella difesa dei Rom, nella liberalizzazione di tutte le droghe, nella ricerca scientifica aperta ad ogni ambito, nella fecondazione assistita, nelle forme alternative e nuove di matrimonio tra omosessuali e nella possibilita' per queste nuove famiglie di adottare figli. Anche allora sapevo di non avere tutte le risposte, ma credevo nella necessita' di creare spazi che potessero lasciare al domani, a chi e' piu' creativo di me - oggi direi ai miei figli - la possibilita' di ridefinire un modello culturale che e' moribondo. In un continente che e' in declino. E che puo' anche morire, come tutto muore in questo mondo. Ma che puo' morire solo lentamente e con la cura di chi abbia letto i suoi autori, ascoltato i suoi compositori, conosciuto i suoi architetti, letto i libri dei suoi scienziati.

Anche allora votai per il PD. Il partito che ho piu' osteggiato e criticato negli ultimi anni. Ma anche l'unico che sia un partito - che credo ancora necessario, come entita' - con una storia alle spalle. Che si chiama Sinistra. La storia scritta dai partigiani, dai lavoratori di questo mondo, da quanti hanno tramato contro i sovrani, hanno scritto le enciclopedie per liberare le masse ignare, hanno scagionato le donne dall'onta della loro stessa esistenza, hanno difeso il primato della conoscenza e dell'istruzione. All'epoca pensavo che tale storia quel partito la portasse avanti colpevolmente male. Oggi lo credo ancora. In parte. In altra parte, per quel postulato sulla mobilita' umana che ho imparato per la strada, credo che quella tradizione sia oggi svilita perche' svilita' e' in gran parte la societa' italiana. E di quello svilimento ho visto traccia anche in me stesso, in quell'io narrante che scrive oggi e scriveva allora. Oggi so, meglio di ieri, che il margine di miglioramento e' enorme e costante, e che dal riconoscerlo dipende la nostra capacita' di sognare e di vivere. La ragione per non invecchiare. O, se vogliamo, la ragione per non spararsi un colpo in testa.

Bimbi, alle urne!

2 commenti:

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...
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